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Le Necropoli

immagine ingrandita L'area delle due necropoli - Ipotesi di percorso della strada romana (I sec. a.C.) (apre in nuova finestra) Le due necropoli si s.Bernardo e In Persona sono tra le pił importanti dell'Italia nord-occidentale per lo studio della civiltą pre-romana sulle Alpi.
1) a S.Bernardo furono scoperte : 181 tombe suddivise in un lasso di tempo, nel 1890 nr. 165, nel 1941 nr. 7, nel 1952 nr. 9.
2) a In Persona furono scoperte 165 tombe nel 1891. La necropoli pił importante perchč č la pił antica, pił ricca di corredi funebri quindi fornģ informazioni sulla civiltą antica della zona, individuata come cultura leponzio-celtica, integra dalle influenze romane o poco assimilate.
In totale i due sepolcreti di Ornavasso hanno rilevato un consistente numero di tombe lepontiche 346 che dovevano appartenere ad un unica e grande agglomerazione celtica, probabilmente un grande villaggio che poteva essere individuato come Stazzona? E non come la capitale lepontica di Oshela (Domodossola) a circa 20 km pił a nord oppure attribuito al sito antico di Gravellona Toce.
Dallo studio della composizione sociale dei corredi, le tombe vennero classificate come: 90 femminile, 60 maschile con armi, 20 maschili senza armi, 16 appartentente a bambini e 160 non vennero indentificate.


I Leponzi

immagine ingrandita Principali necropoli ossolane: 1) Pedemonte, 2) In Persona, 3) S.Bernardo, 4) Bannio (apre in nuova finestra) Insieme ai Liguri di origine hiberica, sono i pił antichi abitatori della Alpi Lepontine, da cui prendono la topologia, essi trasmisero l'influenza celtica e gallica; recente scoperte archeologiche portano anche a rivoluzionare le origini ancestrali delle popolazioni pre-alpine del settentrione italiano, oscuro e non ancora stabilito, l'origini delle topologie legate al tardo Neolitico, sia della primitiva scrittura litica legata al tartessico, proveniente dal sud della penisola hiberica e la conoscenza della lavorazione dei metalli risalenti alla prima etą del Ferro, coerenti con gli scambi e culture dei primi popoli occidentali europei.
Nel I sec. A.C., i Leponzi avevano sviluppato un'economia agricola pastorale, pare che vivessero in un periodo di benessere, si diceva che i Leponzi erano dediti alle razzie e all'imposizione dei pedaggi e dazzi per il valicamento dei valichi alpini, facendo anche una azione di controllo, logicamente essendo popolazioni locali, questa occupazione portarono alla leggenda di attribuirli come compagni di Ercole (gallico) dio dei scambi commerciali...dalle gambe gelate? Forse come gli scherpa camminavano a piedi nudi sui sentieri ghiacciati, ma erano anche guide alpine che permettevano insieme alle altre tribł montane, Salii, Reti, ecc; alle grandi emigrazioni i passaggi sicuri, Annibale, Celti, Romani ne approfittarono.
E prima ancora seguendo i racconti di Catone e Polibio, ipotizzano un ethos ligure-hispanico di cui si trova tracce nella toponomastica e nei nomi ereditati dal ceppo Celto-ligure che gli antichi hanno dato a queste popolazioni alpine.


I Leponzi

immagine ingrandita Ipotesi di estensione del Lago Maggiore (apre in nuova finestra) Enrico Bianchetti nella sua opera l'Ossola Inferiore (1878) scrisse: - ... in remotissimi tempi tutta la vallate del Toce era occupa dalle acque che vi formarono il Lago Maggiore si prolunga entro questa valle in un lunghissimo braccio -.
Strabone e Polibio ai due scrittori latini si deve molto e chi altro potevano fornire informazioni su un piccolo lembo delle zona del Lago Maggiore che allora si chiamava Verbanus dal loro lavoro di geografi e cartologhi, (ogni legione romana in missione era accompagnata da una serie, di personale specializzato come, cartografi, geometri ecc), nel "Rerum geographicarum" Polibio 200-120 a.C., assegnava al lago Maggiore, una lunghezza di 400 stadi ed una ampiezza di 120, corrispondenti circa a 68 km di lunghezza e circa 20,5 km di larghezza.
Dunque all'epoca doveva aveva larghezza che rientrava entro la valle del Toce e forse raggiungere anche il bacino del lago d'Orta, ma doveva essere stato pił lungo delle stime di Polibio che comprendeva a nord tutta la piana di Magadino e a sud tutta la zona dei Lagoni e Sesto Calende. Bianchetti scrive ancora ...- IL Lago Maggiore occupasse tutta la piana tra il Mottarone ed il Montorfano e lambisse le pendici del monte Cerano č un ipotesi possibile poichč tra i ritrovamenti archeologici di Gravellona Toce, risalenti al periodo compresi tra il V secolo a.C. ed il V secolo d.C. c'č una struttura portuale che si veniva a trovare sulla punta di un dosso il quale si incuneava per un centinaio di metri verso il lago, nella regione di S.Maurizio, presso il cimitero...-
Senza volere il Bianchetti conferma l'ubicazione della cittą si Stazzona grande centro di smistamento all'epoca pre-romana a cui confluirono le antiche vie utilizzate poi dai romani, come la via Settimia e le necropoli di Ornvasso sorgevano proprio sul promontorio che spaziava la vista sul grande vanale lacustre, e le vie proseguivano verso i passi alpini e verso Pedemonte e Bannio, verso le miniere d'oro di Bannio Anzino e Macugnaga.
Un altra via che costeggi ava a mezza costa il Lago Maggiore partiva da Vogogna per Mergozzo e il promontorio del Montorfano, per salire verso Cavandone e Bieno per salire verso il nord, il promontorio e il golfo di Palanta = Pallanza dove essere stato un luogo mistico di raduno o incontro con un piccolo oppide di pochi ettari (era usanza celtica scegliere luoghi fuori del cerchio oppidale o dai templi per le necropoli.
Mentre essi prediligevano porre a ultima dimora i resti dei loro cari in ampi spazi o in vista presso le grandi acque.


La Strada di Mingiandone

I Celti organizzati in tribł vivevano prevalentemente in fattorie sparse nella campagna o nei piccoli villaggi.
Nei secoli antecendenti i Celti sceglievano la loro dimora sulle alture o colline che avevano confini naturali, come anse dei fiumi, promontori, altorilievi che completavano le difese nei punti deboli, con palizzate ma spesso con muri tipici chiamati muro-gallico.
Tale fortificazioni ambientali, si completavano con un unica entrata ed uscita posta entro una stozzatura di due valli, questa costruzione semi naturale veniva chiamata dai romani oppida mentre i Celti li interpretavano con il nome Dann o Dunum, avvicinandosi di pił alla terminologia proto-celtica si dovrebbe dire: düno, dünos, dünastu che significa = forte.
Gli oppidi vennero abbandonati verso il III secolo a.C. In tali oppida spesso si trasformavano in centri di artigianali agricoli assumendo il nome di villae (vedi topologia della zona: Villadossola, Villa a Pallanza ecc.) Altri oppidi si trasformarono in seguito in castelli e forti per il raduno dei guerrieri.
La scoperta delle necropoli di Ornavasso prova che nel I secolo a.C.
Il luogo era abitato da popolazioni celtiche, la posizione della necropoli permette di ipotizzare che l'antico villaggio sorgesse sulle altrure dello sperone roccioso circostante, appunto ipotizzando la desidenza finale di Migian-done, Cavan-done.
Congiutura che potrebbe essere convalidata con nuovi scavi, nella zona, minacciati nel 2003 da una costruzione di un incerenitore, progetto decisamente rifiutato dalla popolazione, come evidenziamo con le due mappe topografiche.

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