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Il Manoscritto

Fra gli utensili di ferro sono notevoli, oltre i coltelli minori, le forbici a molla per la tosatura, le falci, certe lame semicircolari, ritenute come rasoi oppure erano lame usate molto probabilmente dai conciatori, dei stringili e alcune grosse graticole.
immagine ingrandita Fibule in ferro (apre in nuova finestra) Fra gli ornamenti personali risaltono le fibule in ferro ben conservate, fibule in bronzo e in rame, alcune in argento, di cui alcuni bracciali.
Prevalgono quelle di ampio arco e doppio vermiglione, che variano in formato dai 6 ai 20 centimetri, mentre il numero delle spire a cerchietto a vera ed anche a castone con gemma incisa a sigillo. Non mancano fusaiuole di arenaria ed altri fittili.
Gli oggetti di rame o bronzo riuscirono i maggiormente danneggiati per l'ossidazione e per il peso del pietrame sovrastante.
Tuttavia si potè conservare con altri, qualche vaso ad ansa di forma elegante. Fra le cose di maggior, notansi sette coppe d'argento di forma quasi emisferica, lisce senza piede o base.
Più numerose furono le stoviglie ed i vasi di terracotta di cui una buona parte di bella pasta levigata, un tempo verniciata ed ornata a fasce colorate. Altri vasi sono di forma meno bella e di pasta malamente purgata e lavorata.
Abbondano certi vasi a trottola ; più rari sono gli olpi o vasi ansati.
Molti i piatti varia grandezza, le patere, le urnette, gli orci, i bicchieri.
immagine ingrandita Biblioteca privata familia Bianchetti - Manoscritto (apre in nuova finestra) Di questi fittili, alcuni recano il nome dell'artefice, parecchi hanno graffito dopo la cottura; alcuni nomi altri hanno sigle e i segni vari, tra cui il comunissimo, un segno cruciforme.
Delle monete, la maggior parte spetta alle famigliari e si riferiscono agli ultimi due secoli della repubblica. Abbiamo una serie che dal 520 di Roma scande all'anno 700.
Merita speciale menzione un denaro di Caio Numitorio, rarissimo e che fui lieto di donare al R. Museo dell'antichità di Torino, che ne era mancante. Si scopriropno anche alcune monete galliche e di barbara fabbricazione.
In altra lovalità e alla distanza in linea retta di 250 metri dal sepolcreto di S.Bernardo in sito denominato in Persôna , ho, in progresso di tempo rinvenuto un'altra necropoli pure di una certa estensione; ma non ho sinora esplorato che una cinquantina di tombe.
Questo sepolcreto ha piena analogia con il primo; se non chè se è lecito giudicare da pochi assaggi, pare di qualche anno meno antico, trovandosi in esso qualche moneta di Giulio Cesare e di Augusto, della quali non si ebbe esempio nelle tombe di s. Bernardo.
Enrico Bianchetti, raccolse oltre 1700 reperti. Egli li catalogò e in parte li restaurò e li espose in un piccolo museo allestito nella sua casa signorile di Ornavasso.
La raccolta "Bianchetti" venne acquistata nel 1961 dal prof. Vittorio Tonolli di Pallanza che la donò al Museo del Paesaggio di Verbania dove è raccolta ed allestita nelle nuove Sale di Archeologia, esposta al pubblico l'ampia documentazione del popolo antico dei Leponti.
Nel 1982 La Soprintendenza Archeologica del Piemonte chiuse le due piccole Sale al piano superiore del museo, in attesa di una sede più ampia della sezione di archeologia del Museo di Pallanza, inaugurata nel Settembre 2001.
Enrico Bianchetti nacque a Domodossola nel 1834 da famiglia benestante giunta ad Ornavasso dal Cusio nel XII secolo.
Umanista, avviò studi scientifici, allestendo nella sua casa di Ornavasso una specola per gli studi di meteologici, raccolse una ricca biblioteca, un laboratorio di fotografia disciplina appena nascente, un officina meccanica. Evidentemente che la passione per l'archeologia a cui lo portò a pubblicare dopo quindici anni di studi ed applicazione scoperta il volume, "L'Ossola Inferiore - notizie storiche e documenti" 1878. Negli ultimi anni di vita allestì il museo archeologico con i reperti di S.Bernardo in Persona. Morì ad Ornavasso il 31 agosto 1894.


Un'antica necropoli scoperta a poca distanza dall'abitato

A settentrione di Ornavasso ad un chilometro circa presso la linea ferroviaria: Novara-Domodossola, parallela alla statale del Sempione, sorge un piccolo oratorio rurale dedicato a S. Bernardo, di cui la zona ne prende il nome.
La chiesetta posa un lembo di terreno elevato di un metro circa messo a vigna e a prato, questa lieve elevazione sulla circostante campagna era il terrapieno che permise di riconoscere l'ubicazione del sepolcreto.
Furono 165 le tombe rinvenute, gli scavi rilevarono che erano tutte ad inumazione. Alcune tombe, dell'oratorio vennero lasciate intatte, questo per volere del proprietaro del piccolo oratorio. Le tombe si presentavano a forma rettangolare profonde dal metro e dieci a due metri sesanta, rivestite interamente con muriccioli a secco o a lastroni di pietra disposte verticalmente attorno per un'altezza di circa mezzo metro, (Museo di Pallanza), materiale reperito sul posto.
La salma veniva deposta supina con il volto coperto e con gli oggetti personali spesso posti ai piedi, agiata su un letto di sabbia finissima e pura, poi le tombe venivano riempite di terriccio fino all'altezza delle lastre si pietra e terminavano con un cumulo di ciottoli.
Il corredo funebre comprendevano: le armi (se erano guerrieri), attrezzi di lavoro; se erano artigiani, ciottole e stoviglie e fermagli se erano donne. L'orientamento delle tombe era generalmente poste sull'asse nord-ovest, oppure sud-est tenedo conto l'orientamento della vallata dove presentava più vasto l'orizzonte.
Secondo la posizione degli oggetti deposti e l'assenza totale delle ossa, si poteva intuire che il capo del morto era seppellito a nord e le estremità a sud. Spesso le sulle tombe ricchi di corredo erano poste sopra altre tombe privi di oggetti, (forse per confondere i ladri e profanatori), sono state trovate tumuli manomessi già dall'antichità.


Il corredo funebre

Consisteva in armi, spade lunghe in ferro dal doppio taglio, talvolta con il fodero in rame, la mancanza dell'elsa con il relativo pomo, potrebbero condurre alla civiltà di Hallstatt, oppure per relativa analogia e la vicinanza con la civiltà celtica di La Tène sorta in Svizzera a nord del Lago di Neuchâtel.
Le spade molto rovinate per l'ossidazione sono 26, coltelli e punti di lance, ascie, grossi coltelli, scudi (solo) gli umboni in ferro.


La Scoperta

immagine ingrandita Enrico Bianchetti ( il primo a sinistra) durante gli scavi (apre in nuova finestra) Alle calende di Settembre dell'anno 1890 venne attivata una cava di pietrisco nei pressi dell'oratorio di s. Bernardo a nord di Ornavasso, dopo un paio di giorni di scavo a mano , gli operai rinvengono alcuni "cocci" di antichi vasi in arenaria e frammenti di oggetti di rame, lo storico ed illustre concittadino, intuisce che si stava proprio scavando sopra una vasta necropoli, cioè un cimitero di epoca antica ed inizia il sistematico lavoro di archeologo, aiutato dall'amico Giuseppe Antonio Ronchi.
Nell'estate 1890 porta alla luce il sepolcreto di S.Bernardo, mentre nell' estate 1891 scoprono la necropoli di In Persona. Enrico Bianchetti roccoglie, studia e in alcuni casi restaura gli oggetti che vengono dissepolti.
Il suo prezioso lavoro, la scoperta importante, pari a quella di Golasecca, induce, conferma , la presenza di una civiltà celtica pre-alpina, coprendo il popolo dei Lepontii, darà vita ad un libro, da lui scritto fino alla pagina 129 e completato dal prof. Ermanno Ferrero di Torino, che costituisce il primo catalogo dei materiali ritrovati senza però individuare il popolo alpino dei Leponzi, ma che rimane un opera valida per lo studio delle popolazioni alpine.
L'avventura culturale delle necropoli di Ornavasso è cominciata.
Le tombe furono distribuiti su un vasta area di 3.700 mq. Distribuite in due necropoli a: s.Bernardo misura consisteva di circa 1700 metri quadri e In Persona di duemila metri quadri, separati da una fascia di terra larga 250 metri.
Le tombe si presentano:
A Inumazione: (la maggioranza) i defunti venivano seppelliti supini con le armi e i loro oggetti di uso quotidiano e le loro poche ricchezze.
A Incenerazione: Il corpo veniva cremato e le ceneri e le ossa meno combuste come il cranio venivano raccolte in apposite urne cinerarie, spesso in coccio se erano gente umile, in situle in bronzo se erano personaggi di alto lignaggio.
In un altro uso di incinerazione: il corpo veniva cremato direttamente nella tomba e i resti e gli oggetti venivano bruciati sulla tomba che poi veniva riempita di terra.

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