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Il Vasellame di Terracotta

immagine ingrandita Vasellame di Terracotta (apre in nuova finestra) Enrico Bianchetti scrive di aver ricevuto 670 reperti di terracotta (370 a S.Bernardo e 300 a In Persona ). Le stoviglie di terracotta e il vasellame ceramico erano usati per cuocere i cibi, per mangiare, per conservare solidi e liquidi. Il vasellame da tavolo comprendeva piatti, bicchieri, scodelle, coppe, tazze e vassoi.
I liquidi venivano conservati negli olpi e nei vasi a trottola , cioè bottiglie d'argilla lavorate al tornio. Il vasellame ceramico era variamente ornato con motivi decorativi lineari e geometrici.
Alcuni vasi d'impasto fine e colore giallognolo, chiamati urnette, hanno una decorazione impressa a pettine di tradizione celtica. Alcuni vasi portavano graffiti i nomi dei proprietari o degli offerenti.
Le forme e i tipi del vasellame di terracotta forniscono informazioni sulla cultura e sull'epoca di produzione.
Una parte dei vasi sono d'importazione dalla pianura padana e più raramente dall'Etruria settentrionale: ceramica a vernice nera (S.Bernardo) e a vernice rossa (In Persona) a pareti sottili, olpi, balsamari, vasellame da tavola. Il vasellame di tradizione locale comprende olle, tegami decorati a stecca, vasi a trottola.


Vaso a Trottola e Olpe

Il termine definisce "vaso a trottola" la forma schiacciata di questo recipiente caratteristica dell'Italia nord-occidentale.
Diffusa nelle tombe di S.Bernardo dove sono stati rinvenuti 103 esemplari ( nessuno vaso a trottola è stato rinvenuto a In Persona ) e appartiene all'area culturale del La Tène padano occidentale.
Spesso è riconoscibile nella parte superiore del vaso con una decorazione a fasce dipinte di colore bruno o bianco. Sovente il labbro e il corpo sono di colore uniforme nero.
È un recipiente per liquidi di tradizione italica e orientale diffuse principalmente nella necropoli di In Persona.
Ha un corpo la cui forma può variare nel tempo da piroforme e globulare, ansa sulla spalla che si salda al collo sotto il labbro e breve piede interiormente cavo. Sono state rinvenute 72 olpi e 11 a s.Bernardo 61 a In Persona.


immagine ingrandita Vasi a Trottola (apre in nuova finestra)immagine ingrandita Vasi a Olpe (apre in nuova finestra)


Il Bicchiere dello Scherzo

Nel corredo della tomba catalogata con il numero 165, lo scopritore di Ornavasso trovò un curioso bicchiere che lo chiamò "vaso a sorpresa".
immagine ingrandita Il 'Bicchiere dello Scherzo' (apre in nuova finestra) Così ne parlò a pag.62-63 del libro "I sepolcreti di Ornavasso".
"... Esternamente presenta una forma graziosa, slanciata con larga bocca e piccolo collare aperto in fuori. Il corpo, che va con bella curva assoyyigliandosi verso la base, è decorato sul ventre con una larga fascia ornata a pigne impresse avanti cottura, e di altra simile fascia, ma di poco più stretta, verso il collo del piede.
Terra levigata di color plumbeo e dura assai. Internamente ha una prima cavità, non solo molta profonda e fatta ad imbuto, sul fondo del quale un piccolo foro comunica con altra cavità interna di notevole ampiezza, che costituisce un doppio fondo.
Questa seconda camera che si estende anche su pei fianchi interni del vaso, comunica collo ambiente esterno per mezzo di un altro piccolo foro praticato poco al di sopra della accennata fascia superiore.
Ne consengue, che quando tenendo il vaso in mano, si tura col pollice od altro dito questo secondo buco e vi si versa dentro del liquido, questo si ferma nella piccola cavità, non potendo scendere nel doppio fondo a motivo dell'aria che vi sta imprigionata; - quando invece si toglie il dito dal buco e si lascia libera l'uscita all'aria, il liquido scende fino all'ultima goccia ad occupare la cavità interna, di cui a tutta prima non potevasi sospettare la esistenza.
Questo semplice artifizio da giocoliere permette di fare uno scherzo, offrendo ad alcuno il bucchero visibilmente ripieno di vino: vino, che poi svanisce come per incanto nell'atto che il commensale, cui viene sporto, fa per avvicinare il bicchiere alla bocca ...".
Le moderne versioni di questo curioso reperto esistono ancora in alcune stübe del Südtirol con la variante se non si occlude il forellino il vino passa in un canaletto ad uscita esterna, versandolo addosso.
Nella Vallée d'Aôt (grolla o graal = calice) risalerebbe alle a circa 5000 anni fa tipica della Valdaosta.


Il Vaso di Lutumaros

immagine ingrandita Vaso di Lutumaros (apre in nuova finestra) È un vaso in argilla rossiccia lavorata al tornio e presenta una forma "a trottola" particolarmente diffusa in area cisalpina nel II secolo a.C. il reperto proviene dalla tomba segnata con il cartellino 84, una tomba femminile datata al I secolo a.C. le sue dimensioni sono 18,8 centimetri in altezza, 20,8 centimetri di diametro, il manufatto è decorato sulla spalla con due fascie concentriche bianche.
Tra di esse sono state graffite dopo la cottura, cinque iscrizioni con andamento da destra a sinistra.
La scheda didadittaca dice che la scrittura è del tipo nord-etrusco, appartiene del gruppo del così detto: - alfabeto di Lugano - conosciuto nell'area del Lago Maggiore e del Lago di Como.
Il vaso di Latumaros venne esposto, per la sua importanza grafica, alla grande mostra sui Celti, allestita a Palazzo Grassi a Venezia nel 1991. Attualmente è conservato al Museo del Paesaggio di Verbania, insieme alla collezione Bianchetti-Tonolli.

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